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Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

19 Maggio, 2020

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Il 18 maggio 2020 sarà una data che verrà ricordata, la racconteremo ai nostri figli e nipoti, come la data di svolta dopo un grigio periodo di quarantena. Hanno riaperto negozi, bar, ristoranti, insomma la nostra vita gradualmente sta riprendendo delle fattezze di normalità.

Ma di quale normalità stiamo parlando?

Ritorneremo a fare tutto ciò che facevamo, nello stesso modo in cui lo facevamo? Assolutamente no! In un modo o nell’altro, andremo a consolidare delle NUOVE ABITUDINI sia personali che lavorative, a cui volente o nolente dovremo adattarci.

È di qualche giorno fa la notizia che i dirigenti di Twitter hanno deciso che, se gli impiegati lo vorranno, potranno continuare a lavorare da casa per sempre, anche dopo il periodo di lockdown. E lo smart working è solo un esempio dei molti cambiamenti che andranno ad impattare sulle nostre vite.

Quello che in qualità di libero professionista devi assolutamente fare, è capire come gestire al meglio questi cambiamenti, queste nuove abitudini, così da affrontare a testa alta il futuro. Per non ripartire con le vecchie abitudini credo sia fondamentale fondare una “nuova abitudine” anche per quanto riguarda le collaborazioni. Se riparti…riparti alla grande! 

Qualche settimana fa sulla nostra Pagina social ho scritto un post sulle collaborazioni e vorrei ora riprenderlo. Le collaborazioni sono una parte fondamentale della vita di un libero professionista e pertanto sono una tematica che non si può esaurire con un post; merita uno spazio tutto suo in quanto si stringono collaborazioni anche dannose con una leggerezza disarmante.

Dall’economia del possesso all’economia dell’utilizzo!

Nel contesto di globalizzazione e complessità professionale in cui viviamo è fondamentale stringere partnership: non si può arrivare dappertutto e soprattutto non si può essere dei tuttologi.

Tuttavia nella mentalità di molti liberi professionisti alberga ancora la tentazione di pensare ai nostri uffici come “piccoli universi” in grado di contenere e sviluppare al loro interno tutto ciò che è necessario per creare VALORE per i propri clienti.

Forse, anche tu, non sei stato immune da questa tentazione e di cedere a questo approccio: sviluppare internamente tutte le competenze per offrire una svalangata di servizi. Risultato? Una nutrita lista della spesa che serve solo a far smarrire il cliente nell’elenco infinito di servizi e far insorgere il dubbio che il tuo studio non possa alla fin fine fare BENE tutte quelle cose.

Se lo hai fatto anche tu, ti sarai subito reso conto che è incredibilmente dispendioso sia a livello di costi che a livello di tempo e concentrazione. È Necessario un cambio di rotta drastico, un passaggio dall’economia del possesso all’economia dell’utilizzo!

Insomma, oggi il mondo è troppo complesso per pensare di fare tutto da soli. Le grandi aziende lo hanno capito da tempo, ma i liberi professionisti, le piccole attività?

Quante collaborazioni hai stretto negli ultimi 3 anni? E soprattutto come è andata a finire? (scrivilo sotto nei commenti).

Cosa serve dunque per strutturare una COLLABORAZIONE SANA?

Dire che alla fin fine servono 3 elementi:

  • sano motivo
  • persone giuste
  • caratteristiche fondamentali.

Vediamo ora nello specifico partendo dal primo elemento: i motivi.

Quali sono i MOTIVI che ci spingono a nuove collaborazioni?

Mettiamo il caso che tu abbia risposto in maniera affermativa alla precedente domanda. È sufficiente averci provato per ottenere una collaborazione duratura e proficua? Ovviamente no, e se ci hai provato avrai anche sperimentato che – come dice il proverbio – non tutte le ciambelle riescono col buco!

Un elemento importantissimo per una buona riuscita di una collaborazione è il MOTIVO che ci ha spinti a ricercare e stringere una nuova collaborazione. È quasi banale dirlo ma alcuni di questi motivi sono veramente deboli e pertanto non ci si può stupire che la partnership non abbia funzionato.

Dalla mia esperienza ho notato che i motivi potrebbero essere riassunti così:

  • bisogno di novità: le novità in generale e quindi anche quelle relativamente a nuovi servizi e prodotti funzionano solo se quello che si sta inventando serve sul mercato. La novità per la novità, fine a sé stessa non serve a nulla
  • fame di clienti: ci si guarda in faccia e si dice: perché no! Alla fin fine stiamo entrambi cercando la stessa cosa; i clienti scarseggiano sia a me che a te, quindi perché non metterli insieme, perché non scambiarceli? Risultato la base su cui si fonda questa collaborazione è pericolosa perché ognuno aspetta che sia l’altro/a a muovere il primo passo
  • uno per tutti e tutti per il cliente: questa è l’unica motivazione che può condurre a dei risultati. Questo non vuol dire che la strada sarà tutta in discesa, ma che ci sono solide basi per costruire qualcosa. In altre parole potremmo dire che l’obiettivo primario di una collaborazione è la soddisfazione del cliente, non attraverso il prodotto o servizio migliore, ma attraverso la SOLUZIONE MIGLIORE

Una volta sistemato il motivo, aver verificato che sia quello giusto è necessario dedicarsi alla valutazione del professionista con il quale si sta instaurando una partnership.

 

PERSONE TOSSICHE dalle quali stare alla larga

La valutazione delle persone che compongono una collaborazione deve essere duplice: bisogna valutare sia il professionista, che la persona in se stessa.

Cosa intendo dire?

Molti professionisti, quando devono stringere una collaborazione, valutano semplicemente le competenze della persona che si trovano di fronte, tralasciando invece l’aspetto più umano e caratteriale. È chiaro che la prima valutazione sia professionale, ma non può essere l’unica. Ebbene sì! Ci sono delle persone che, anche se professionalmente dei geni, vanno tenute alla larga. Vediamo quali:

  • prime donne: possono essere tranquillamente anche uomini. Vanno benissimo a lavorare da soli, ma in team sono un disastro. Come li puoi individuare? Semplice! Sono egocentrici e non sono disposti al confronto. Faranno di tutto per far prevalere la loro idea e dimostrare a tutti che sono superiori, in quanto ciò gli/le permette di rimanere al centro della scena
  • invidiosi: non stringere mai una collaborazione con una persona invidiosa; spesso alla base ci sta una scarsa autostima, ma non rendendosene conto passano il tempo a denigrare gli altri e a metterli in cattiva luce; inoltre hanno una doppia faccia: davanti ti elogiano e dietro sparlano. A distanza di tempo ti renderesti conto che stavate remando in due direzioni totalmente opposte 
  • squaletti: sono i peggiori, ma generalmente quelli più propensi a proporti collaborazioni. Il loro intento, anche se ben camuffato, è chiaro fin dall’inizio: succhiarti sangue il più possibile. I loro modi di fare sono dolci, accondiscendenti e i loro occhi come quelli del Basilisco di Harry Potter: ti incantano e prima che tu te ne accorga si sono già pappati tutti i tuoi clienti e si dileguano, senza averti dato nulla in cambio. Amano organizzare con te eventi, ma prima con una scusa e poi con un’altra non contribuiranno a riempire la sala; di contro saranno invece molto efficienti nel post incontro!

Ed infine vediamo il terzo elemento che serve per strutturare una collaborazione sana: le caratteristiche fondamentali. Ne ho già accennato nel post (27 aprile 2020), in quanto ritengo che sia l’elemento cardine.

Quali le CARATTERISTICHE fondamentali?

Se hai superato brillantemente i primi due punti ed hai strutturato una partnership per il giusto motivo e tenendoti alla larga dalle persone negative, allora non cadermi proprio sul terzo elemento.

Il motivo per il quale insisto tanto sulle collaborazioni dipende dal fatto che buone collaborazioni danno vita a buoni business! E questo è la missione di noi di REACH marketing strategico: AIUTARTI A TRASFORMARE IL TUO LAVORO IN UN BUSINESS.

Dalla nostra esperienza riassumiamo di seguito le CARATTERISTICHE di una collaborazione sana:

1. ESSERE FRA PARI: il livello di preparazione e valore offerto dai partner deve essere alla pari, ovvero non ci devono partner solo che ricevono e partner solo che danno; la conferma che si sta strutturando una collaborazione fra pari si manifesta quando il proprio successo non dipende SOLO dall’apporto degli altri, ma già da soli si sta ottenendo risultati soddisfacenti

2. PARTNERSHIP WIN-WIN-WIN: gli attori devono ottenere qualcosa di positivo ed essere soddisfatti; in altre parole ciascuno deve generare un vero vantaggio per l’altro, in modo tale che il risultato sarà migliore rispetto a quello che si sarebbe conseguito da soli. E non dimenticate il 3 Win – non è un refuso – una sana collaborazione apporta vantaggio anche per il cliente finale

3. STABILIRE OBIETTIVI A BREVE TERMINE: spesso si inizia una collaborazione sull’onda dell’entusiasmo e senza aver chiari gli obiettivi da perseguire. Invece stabilire fin da subito degli obiettivi a breve termine vi darà la possibilità di avere un banco di prova sul quale misurare veramente la salute della vostra collaborazione; se già non funziona a breve termine immaginate i disastri che potrà creare a lungo termine

Un suggerimento, ma non solo

Termino con la condivisione della mia esperienza personale, che diventa anche un suggerimento. Le scelte che attuiamo a livello di collaborazioni, hanno anche un altro risvolto di cui fin qui non abbiamo parlato: ci definiscono sia agli occhi dei nostri clienti che a quelli dei nostri pari o colleghi.

Quindi? Vanno scelte bene e con oculatezza! Il proverbio che dice: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, non è affatto peregrino. Anzi, nasconde un fondo di verità, che da libero professionista non puoi trascurare.

In concreto il mio consiglio è questo: parla con tutti, valuta ogni situazione, ma poi testa le persone attraverso un periodo di prova. Proponi dei PICCOLI PROGETTI sui quali iniziare a sporcarsi le mani insieme e capirai subito se: state collaborando per il motivo giusto, se stai collaborando con la persona giusta, se la vostra collaborazione ha le caratteristiche fondamentali per avere le gambe per stare in piedi.

Se tutto funziona per il verso giusto spingi l’acceleratore, altrimenti fai un passo indietro, valuta se è possibile correggere il tiro oppure se è il caso di chiudere la collaborazione. Non vederlo come un fallimento, quanto piuttosto come un insegnamento. Non mi resta che augurarti: buone collaborazioni.

Alla tua prosperità!

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Ciao! Sono Federico. Un educatore prestato al mondo del business e sono un esempio di come ci si possa brillantemente (sono anche umile!) re-inventare. Odio il formaggio e non mi piace circondarmi di persone che mi dicono "abbiamo sempre fatto così". Amo leggere, fare sport e raggiungere obiettivi che abbiano insita una sfida. Amo inoltre tutte quelle attività o progetti che mi portano a "migliorarmi continuamente" sia a livello personale che professionale. Nel 2008 mi sono laureato in Teologia. Fin da giovane ho ricoperto ruoli di responsabilità in ambito educativo e formativo. Mi hanno lasciato "spalle larghe", propensione al problem solving e un'ottima capacità di intessere e coltivare le relazioni. Lavoro solo in team, non so se sia un pregio o un difetto (ma io lo reputo un pregio) e non sopporto le persone doppie. Nemmeno mi impegno per celare quanto mi indisponga anche solo averle sedute accanto. Nel 2013, con l'architetto Massimo Calabria abbiamo dato vita al Sistema C.R.E.A. (Costruzione Rete Espansione Affari), che dopo un congruo tempo da Start,up, nel marzo 2017 abbiamo trasformato in C.R.E.A. srl, aggiungendo al nostro team di lavoro un terzo socio: Remo Pozzoni. Si tratta di un progetto di MARKETING RELAZIONALE finalizzato alla creazione ed ampliamento di business rivolto ad imprenditori e liberi professionisti, che vogliono trovare partner affidabili e incrementare i loro fatturati, grazie allo scambio di referenze organizzato e sistematico. Tra le mansioni principali ricopro i ruoli di mediatore e formatore. Dal 2015 sono Fondatore di REACH marketing strategico, un brand che ti aiuta a passare dall'avere un lavoro all'avere un business. Siamo utili a LIBERI PROFESSIONISTI e piccole attività che vogliono: eliminare la concorrenza e creare servizi o prodotti che la gente vuole acquistare. Il Marketing strategico è quella parte di marketing di cui ti dovresti occupare prima di realizzare qualsiasi strumento di comunicazione e prima di far impazzire le agenzie che ti seguono la comunicazione. Ricorda: PRIMA il business e solo POI la comunicazione! Il prossimo progetto? Lo scopriremo insieme! Contatti Email: federico@reachmarketingstrategico.it

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